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Progetto di Mariagiovanna Grifi e di Beatrice Bencivenni in collaborazione con il CRED Ausilioteca
Scrivere e leggere appaiono attività alquanto pesanti e complicate, soprattutto per i piccolissimi.
Queste forme di comunicazione, base della cultura e della trasmissione di sapere, sono sempre più percepite come “un ostacolo da superare”, in particolare quando ci si trova di fronte a giovani con difficoltà di apprendimento.
Eppure la conoscenza non avrebbe motivo di esserci senza la scrittura e la lettura.

In ambito psicanalitico diversi studi hanno rivelato ottimi risultati nell’uso terapeutico della scrittura. Secondo un certo filone psicologico (che fa capo in particolare a Carl Jung) scrivere aiuta il soggetto a esprimere, anche in maniera inconscia, i propri desideri, le proprie paure e le proprie problematiche. Chiedendo ad alcuni bambini di continuare l’invenzione di una storia, per esempio, è emerso che i piccoli tendevano a identificarsi con alcuni personaggi e a proporre il loro modo di affrontare le difficoltà, spesso anche descrivendo il loro personale stato d’animo. L’arte è catarsi. Ma non bisogna per forza essere artisti per poter godere della sua funzione catartica. E non è necessario neanche esserne pienamente consapevoli. I laboratori di scrittura ad uso terapeutico, infatti, aiutano il paziente a guardare dentro di sé, a scoprire i propri problemi e a farvi fronte (magari scrivendo una vera e propria autobiografia).

Il bisogno di comunicare, di osservare se stessi ed esprimere i propri pensieri e le proprie emozioni, di conoscere il mondo e di trasmettere il sapere ad altri, però, è un bisogno che appartiene a tutti. La scrittura, vista in una cornice più ampia, slegata dal suo uso scolastico, spesso noioso e dogmatico, può divenire un bellissimo modo per divertirsi e imparare insieme. Intanto un laboratorio svolto con altri bambini incita al confronto, al mettere in gioco le proprie idee e conoscere quelle degli altri. Non solo: a confrontarsi sono anche le creatività di ogni singolo. Attraverso la scrittura è possibile dare libero sfogo alla propria fantasia, risvegliare quell’attività florida e meravigliosa che spesso si assopisce di fronte a una realtà priva di stimoli. Parlare e giocare con gli altri permette a ognuno di essere protagonista, non più essere passivo di fronte al pc o alla tv.

Nello stesso tempo ogni bambino è immerso in un mondo fantastico, pieno di magia, di avventura, di mitologia. E il mito non è altro che una fiaba. Due forme di narrazione che da secoli caratterizzano le tradizioni di popoli e paesi anche lontani tra loro. Secondo la teoria junghiana, ogni elemento mitologico è metafora dell’Io, della coscienza del singolo e del Sé collettivo (Jung chiama così la storia della psiche umana collettiva, che unisce, appunto, persone di nazionalità diverse in un’unica origine). Inoltre scrivere significa lasciare traccia di sé e ogni essere umano desidera, in fondo, che qualcosa resti ai posteri, sia di sé che del suo tempo. Il primo a proporre una teoria della narrazione è stato l’antropologo-linguista russo Vladimir Propp, il quale ha analizzato la morfologia della fiabe popolari russe al fine di individuare le loro strutture di base, comuni a tutte le favole. Le carte prodotte da Propp, utilizzate come supporto alla costruzione di una storia, erano principalmente focalizzate sulle azioni (chiamate da lui “funzioni”) dei personaggi, azioni che si ripetevano in qualsiasi tipo di fabula. Dopo di lui in molti si sono occupati di Narratologia: lo scopo era quello di riconoscere le strutture di base in tutte le forme di narrazione e non solo nelle fiabe.

Partendo da tali premesse teoriche, si è giunti alla consapevolezza che è proprio nella scuola primaria che bisogna intervenire. È quella la fase scolastica in cui i bambini e le bambine iniziano a maneggiare la scrittura e cominciano a creare testi propri. Ed è in quella fase che iniziano ad avere difficoltà nella comprensione delle regole grammaticali e sintattiche. Mentre in classe i programmi sono ricchi di attività, troppo intensi per dare il dovuto spazio all’allenamento della lingua scritta, i piccoli vengono bersagliati dai mezzi di comunicazione, i quali non sempre eccellono per qualità e per pulizia di espressione. Vivono sin da giovanissimi giornate piene di stimoli, utili ad arricchire le menti e la fantasia, ma rimane loro poco tempo per decodificare tutto quello di cui fanno esperienza. In particolare non hanno il tempo di assimilare e accomodare le loro conoscenze (citando i due stadi dell’apprendimento teorizzati da Piaget). Come per i loro genitori, infatti, è proprio il tempo a mancare. La società di oggi è sempre in corsa. Ma andando di fretta, si sa, si finisce per fare le cose in modo sbrigativo e poco soddisfacente. Un tale cumulo di informazioni, di conoscenze e di sperimentazioni hanno bisogno di essere sedimentate. Il bambino ha necessità di analizzare, di riflettere, di discuterne. Altrimenti nella sua testa subentra il caos. Quello stesso caos che da adulti non ci permette di organizzare per bene le nostre cose. È tutta una questione di metodo. Appunto.

Le Carte di Bea

PERCHÉ LE CARTE DI BEA?
La creazione di questo strumento educativo-ludico parte proprio dall’idea che ci sia un forte legame tra scrittura e metodo. Una persona che ha imparato un buon metodo di organizzazione delle idee (e di studio) è più portata a scrivere in modo chiaro e ordinato. Viceversa: chi sa scrivere bene, rispettando una forma e una sintassi corrette, è agevolato nel metodo. Questo strumento, quindi, ha il duplice scopo di indirizzare i bambini a imparare a scrivere, mettendo in ordine le proprie idee, le proprie fantasie, i propri pensieri, e poter poi approdare anche a un buon metodo di studio.

Le Carte di Bea sono divise in 5 diverse sezioni: Personaggi, Luoghi, Azioni/Eventi, Conclusioni, Emozioni. Le prime tre rispondono alle domande (introdotte nella classe III elementare con il nome di “sintagmi”): chi?, dove?, che cosa?; le altre due riguardano la situazione (bisogna rispondere alla domanda: come va a finire?) e lo stato d’animo dei personaggi (come si sente/si sentono?). Le finalità delle Carte di Bea sono ben diverse da quelle delle carte di Propp e, rispetto ad esse, risultano notevolmente semplificate: soprattutto si è preferito privilegiare il vissuto quotidiano del bambino, piuttosto che tenere conto degli archetipi, dei miti e delle teorie della narrazione, in esse compaiono luoghi e persone che fanno parte della sua vita personale oppure che appartengono al suo mondo fantastico. Le carte sono un mezzo da offrire al bambino (o all’intero gruppo classe) per aiutarlo a costruire un testo narrativo coerente e significativo. In tal modo si andrà a lavorare sia sulla sua creatività e fantasia, sia sulla sua preparazione scolastica.

Una volta che il bambino ha individuato gli elementi principali di una storia, ha compreso il modo in cui essi si collegano tra loro e ha imparato a disporli in modo sistemato per costruire una narrazione corretta e lineare, sarà anche in grado di dare ordine a storie prodotte da altri. In particolare avrà un approccio nuovo, sistematico, con il testo scritto e potrà usare tale strategia per studiare le materie scolastiche come la storia, la geografia, la letteratura ecc.
Le Carte di Bea sono state pensate per gli studenti delle cinque classi della scuola primaria, ai quali si vuole consegnare una “cassetta degli attrezzi” (in questo il supporto di educatori e/o insegnanti è fondamentale) che li aiuti nel loro processo di apprendimento. Risulta quindi evidente quanto questo strumento possa essere utile nelle attività di potenziamento con soggetti in difficoltà (DSA, deficit d’attenzione, disturbi del linguaggio, studenti con carenze socio-economiche e culturali, stranieri), sia per l’immediatezza delle immagini che per la semplicità con cui possono essere combinate tra loro: il fine ultimo è far loro acquisire abilità e competenze tramite nuove strategie e modalità ludiche.

DESCRIZIONE DELLE CARTE

Le Carte di Bea sono divise in 5 sezioni: Personaggi, Luoghi, Azioni/Eventi, Conclusioni, Emozioni.

Personaggi
Nei personaggi i bambini e le bambine possono identificare se stessi, i propri familiari e i propri amici, oppure con esse possono dare vita a personaggi inventati. I personaggi possono essere scelti tutti all’inizio oppure possono entrare man mano a far parte della storia (a discrezione dei bambini). Sono state selezionate figure che appartengono al contesto sociale in cui vivono i piccoli (cane, calciatore) e figure del mondo fantastico (principessa, pirata, drago). Alcuni personaggi presentano elementi (per esempio oggetti posti su di un lato – vedi la bambina/principessa) che possono essere notati o meno e che possono caratterizzarli ulteriormente: la bambina può essere una principessa con la sua corona, mentre il calciatore può essere un semplice bambino che sta giocando. Come già detto si è cercato di mantenere un doppio legame con il mondo reale e quello delle favole, in modo tale che i bambini siano liberi di scegliere la direzione che preferiscono dare alla loro storia. Inoltre due personaggi sono stati pensati anche in una loro possibile accezione negativa o di pericolo: il drago e il pirata.

I Personaggi sono: 1. Bambina/Principessa, 2. Bambino/Calciatore, 3. Cane, 4. Pirata, 5. Drago

Luoghi
I luoghi permettono ai bambini di dare avvio alla storia: si tratta di scegliere una situazione o un’ambientazione in cui inserire i personaggi. I luoghi sono stati disegnati senza troppi dettagli, per dare maggiore spazio possibile all’immaginazione del bambino; anche in questo caso si è cercato di bilanciare il mondo reale con quello favolistico. Vi è un ambiente naturale (il fiume) a cui si affiancano due più misteriosi, quali il prato con un castello in lontananza e una grotta (il bambino sceglierà se dare loro una connotazione fantastica o meno); un luogo all’aperto frequentato da altre persone, il parco con i giochi per bambini, dove i protagonisti possono incontrare nuovi amici, o nemici; infine vi è un luogo al chiuso, appartenente alla quotidianità, una scrivania che può rappresentare casa o scuola.

I Luoghi sono: 1. Fiume, 2. Parco con giochi, 3. Prato con castello, 4. Grotta, 5. Scrivania con fogli e matite.

Azioni/Eventi
Le carte che indicano accadimenti servono per generare l’azione e sviluppare la storia. Un imprevisto o un evento possono modificare l’ordine naturale delle cose e spingere i personaggi ad agire. L’evento può essere un incidente naturale (come un temporale), un imprevisto (una buca nel terreno) oppure un incontro (con una vecchietta o con una fata). Importante per ognuna di queste Azioni/Eventi porsi le domande: perché? cosa succede dopo?.

Le carte Azioni/Eventi sono: 1. Temporale, 2. Buca nel terreno, 3. Vecchietta, 4. Fata.

Conclusioni
Il concetto di risoluzione di un problema o di conclusione di un’azione è molto importante per la comprensione del processo narrativo. Ogni storia deve avere una sua fine, così come ogni questione va risolta in qualche modo. La conclusione, quindi, da completezza alla storia. È stato inserito un finale “aperto” (con protagonista un bimbo) per fare in modo che siano i ragazzi a decidere liberamente come far concludere la loro narrazione. In caso di mancanza di fantasia (non è sempre facile trovare una risoluzione) sono state proposte alcune alternative: viaggio (aereo), famiglia e ristoro (casa e camino). Ognuno di questi luoghi o oggetti possono dar vita ad azioni, benché siano di chiusura.

Le Conclusioni sono: 1. Conclusione aperta (bimbo), 2. Viaggio, 3. Stanza con camino e giochi, 4. Casa.

Emozioni
Questo ultimo gruppo di carte riguarda le emozioni, o meglio le conseguenze emozionali che ogni azione o evento può causare ai personaggi. Il loro uso può essere libero: i bambini e le bambine possono decidere di abbinare uno stato d’animo ad ogni personaggio prima, durante e alla fine della storia. La scelta di inserire queste carte è data dall’esigenza di far comprendere ai piccoli quanto sia importante ragionare sulle conseguenze che un evento possa avere sulle persone. Studiando le materie scolastiche impareranno che le opere di letteratura sono spesso conseguenza di un determinato stato emotivo dei loro autori o che ogni evento storico ha sempre conseguenze (positive o negative) sulle persone che sono coinvolte. La scelta è caduta sulle emozioni più semplici (e facilmente individuabili per i bambini di tutte le età): la gioia e il pianto, l’amore e lo spavento.

Le Emozioni sono: 1. Felicità, 2. Amore, 3. Pianto, 4. Paura.


COME USARE LE CARTE

Partendo dal presupposto che ogni strumento didattico-educativo può essere usato nel modo che un educatore o insegnante ritiene opportuno, abbiamo pensato di proporre un percorso standardizzato di uso delle Carte di Bea. Percorso che può essere condotto con un singolo bambino/bambina o con un gruppo di più individui. Naturalmente con i bambini più piccoli (per esempio della scuola dell’infanzia o della prima classe primaria) si costruiranno storie molto semplici e brevi, da esporre in forma orale (tenendo comunque conto della struttura della narrazione).
Per semplificare la spiegazione dell’uso delle Carte di Bea divideremo tale percorso in tre step:

I STEP: Descrizione dei personaggi e dei luoghi.
I bambini sono invitati a osservare le carte Personaggi (che rappresentano persone e animali) e le carte Luoghi e a scegliere gli elementi base della loro storia. Dovranno quindi decidere chi sono i protagonisti e qual è la situazione di partenza, ossia dove si trovano quando inizia la narrazione. A questo punto i bambini e le bambine dovranno descrivere i personaggi, non solo in relazione all’aspetto fisico (che gli verrà suggerito dall’immagine stessa), ma anche le loro abitudini, i loro interessi, il loro carattere e, per esempio, i componenti della loro famiglia. Successivamente verrà effettuato lo stesso lavoro in relazione ai luoghi: per esempio potranno scegliere il paese dove si trova quella determinata ambientazione (a seconda dell’età degli studenti non è escluso un eventuale riferimento alle materie scolastiche). Dopo una fase di “liberazione di idee”, dove i piccoli sono chiamati a dire tutto quello che gli viene in mente, bisogna “fare ordine” e definire in maniera precisa il “CHI” e il “DOVE” (e, se si vuole, il “QUANDO” – anche in questo caso potrebbero esserci o meno riferimenti storici e riflessioni su eventuali usi e costumi di epoche diverse). Infine gli studenti dovranno mettere in relazione i personaggi tra loro (qualora ne abbiano scelto più di uno) e i personaggi con il luogo selezionato. In tal modo potranno dare inizio alla narrazione.

II STEP: Sviluppare le azioni.
A questo punto entrano in gioco le carte Azioni/Eventi. Ai bambini vengono mostrate alcune immagini che indicano imprevisti o semplici azioni che modificano il corso degli eventi quotidiani. Dopo aver analizzato le situazioni dando libero sfogo alla fantasia, viene loro chiesto di scegliere una carta che dia origine agli eventi da narrare. Avranno scelto così un accadimento (il “CHE COSA”) che sconvolge l’ordine naturale delle cose e spinge i personaggi ad agire: a questo punto è bene chiedersi il “PERCHE’” (e cosa succede dopo) e avanzare le possibili ipotesi.
Se non è ancora stato fatto è questo il momento in cui bisogna procedere alla scrittura della prima parte della storia. È bene fare attenzione alla costruzione di ogni singola frase, soprattutto con i più piccoli (soggetto – verbo – predicato), e alla costruzione del periodo seguendo le regole sintattiche (con frasi principali e subordinate).

III STEP: Conclusioni.
Ai bambini viene chiesto di dare un finale a piacere alla propria storia (con la carta a “finale aperto”). Nel caso in cui non riescano a trovarlo autonomamente verranno loro mostrate altre carte Conclusioni che propongono alcune alternative risolutive. È importante chiarire il concetto di fine, conclusione, risoluzione. Tutte le situazioni sospese in cui si trovano i personaggi vanno risolte. Tutti i dubbi e i segreti svelati. Tutti i problemi risolti. Al finale possono essere affiancate alcune conseguenze emotive (le carte Emozioni). In questo modo i bambini e le bambine comprendono che ogni azione, ogni scelta, ogni evento causa delle conseguenze (positive o negative). Le carte Emozioni possono essere usate anche nei due step precedenti.
Una volta chiarito ogni aspetto della storia si procede alla scrittura della seconda parte.

REVISIONE
Molto utile, alla fine del lavoro, sarà riflettere su quanto fatto.
Un momento fondamentale della scrittura è la revisione: rileggere quanto scritto per correggere gli errori, ma anche per verificare se è tutto chiaro, se non è rimasto nulla in sospeso o se è il caso di aggiungere qualcos’altro. È bene che i bambini sin da piccoli si abituino a operare modifiche o correzioni a quanto prodotto.
Infine con i più grandi si potrebbe provare a definire un “piano d’azione”, ossia un metodo che sia utile non solo per la costruzione di altri testi futuri, ma anche per la comprensione e lo studio di testi scritti da altri (individuare il chi, dove, quando, che cosa, perché, la fine e le conseguenze). Ai bambini, quindi, viene fornito un piccolo vademecum, regole da seguire per un metodo efficace di rielaborazione del testo.

Per scaricare le Carte di Bea CLICCA QUI (il file è di circa 10MB ed il download può richiedere una breve attesa).

Ideatore del progetto: Mariagiovanna Grifi. Educatrice e Insegnante.
Nasce a Napoli nel 1980. Dal 2001 al 2006 frequenta laboratori di recitazione e di scrittura, partecipa a spettacoli di vario genere e collabora nell’organizzazione di eventi e festival teatrali. Nel 2005 si laurea in Scienze dell’Educazione all’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa con la tesi “Elementi di drammaturgia contemporanea: dalla scrittura alla messinscena” soffermandosi su alcuni autori teatrali napoletani del Novecento. Nel 2007 conclude il Master in Letteratura, Scrittura e Critica teatrale presso l’Università Federico II di Napoli con una tesi sulla scrittura come elaborazione del dolore e inizia a scrivere per vari giornali online. Nel 2008 si trasferisce a Firenze dove consegue il Dottorato di ricerca in Storia dello Spettacolo presso l’Università di Firenze con una tesi sull’attività scenica e drammaturgica di un’attrice italiana del Seicento. Attualmente lavora privatamente come educatrice e insegna Tecniche della comunicazione, Scienze Umane e Storia presso le scuole superiori; inoltre conduce diversi laboratori di scrittura per adulti, adolescenti e bambini. Esperta in DSA e metodo di studio, gestisce diverse attività formative ed educative. Inoltre collabora con giornali e portali web, si occupa di organizzazione e comunicazione per conto di associazioni culturali e compagnie teatrali.
Contatti: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - 3392859120

Realizzazione delle carte: Beatrice Bencivenni. Illustratrice.
Contatti: http://beatricebencivenni.altervista.org

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